Archivio per gennaio 2015

Parigi, Paradosso, Pessoa

Parigi, inutile dire altro. Tutti abbiamo letto, visto, sentito.

E io non mi stupisco, non mi stupisco nemmeno dello stupore generale. Non mi stupisco del panico collettivo, non mi stupisco più di niente.

Mi sono già stupita una volta per tutte. O forse semplcemente mi stupisco ogni giorno, quando, alzandomi, mi ritrovo. E già stupita affronto la realtà che altro non può essere se non un paradosso.

[La bolla in cui viviamo già non mi appartiene, che m’importa se, una volta o l’altra, scoppia? Se sai già che la vita non ha nessun valore, che paura può farti la morte?]

E io questo paradosso me lo porto addosso e ne faccio ragion d’essere con questo mio corpo, multiforme, ma sempre uguale a se stesso. Altrimenti come scegliere ogni giorno la vita, se di per sè non ha valore? Amo l’assurdo e lo scelgo ogni giorno. Amo la vita e la scelgo ogni giorno.

Costruisco un mondo parallelo fatto di insensatezze, cercando il confronto con la realtà solo ed esclusivamente per misurare la distanza che ci divide. La mia lotta, anch’essa paradossale e dunque vitale, non può che avere le sue fondamenta in ciò che non credo possa esistere.

Non comprendo le utopie possibili, ma solo quelle impossibili. E’ solo così che posso pensare di sopravvivere.

Finchè la mia immaginazione me lo consentirà.

 

 

Ho così tanti sentimenti
che a volte mi convinco
di essere un sentimentale,
ma a mente fredda riconosco
che è solo un fatto mentale:
non ho avuto sentimenti.

Tutti noi abbiamo
una vita che è vissuta
e un’altra che è pensata,
e l’unica vita che abbiamo
è quella che è spartita
tra la vera e l’immaginata.

Quale sia però quella vera
e quale l’equivocata
non potrà dirlo nessuno;
noi viviamo in tale maniera
che la vita che ci è data
è quella che si deve pensare.

                                Fernando Pessoa, 18.9.1933

 

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