Archivio per agosto 2014

Il canto delle Sirene

Ci sono eroi della storia/letteratura/mitologia ( che poi che differenza fa? ) che sono apprezzati e lodati per la loro capacità di affrontare le forze primordiali della natura fino quasi a deviare il corso del proprio destino e di quello delle persone e popoli loro contemporanei.

Uno di questi è sicuramente Ulisse. Arrivato lì dove tanti comuni mortali avevano perso la strada e la testa, lui escogita un modo per ascoltare il magico canto delle Sirene senza però caderne intrappolato. Il non plus ultra della scaltrezza, dote indispensabile per un eroe. Così facendo ascolta senza timore quelle voci che tanti uomini hanno ammaliato trascinandoli in mare…

Il canto delle Sirene è una promessa, è una provocazione, è una strada sconosciuta che fa paura, è la quasi certezza di un fracasso.
Però è attraente, anche se non credo sia dolce. Se la curiosità avesse un suono, sarebbe quello delle Sirene.
Che poi è giusto di un suono che sto parlando, non tanto di un canto. Un suono è qualcosa di molto meno articolato di un canto. Un suono è irrazionale,  il canto è già espressione di una lingua, che è espressione di una cultura. Un canto è mediato, la forza di un suono ti colpisce senza filtri invece.
E i suoni delle Sirene sono viscerali, di cuore, sono ritmo e non melodia. Chiunque si sia fatto prendere da un ritmo, liberandosi delle proprie inibizioni, capisce di che pasta è fatto questo suono. Poco importa che il ritmo sia quello del tango, dei tamburi africani, l’un-due-su di una mazurka o una cassa tekno. Ci sono melodie che canticchi e poi ci sono suoni che ti prendono allo stomaco e a cui è impossibile resistere, stare fermi sarebbe un delitto.
E le Sirene emettono questo tipo di suoni, quelli a cui è impossibile resistere. Devi avere un self-control incredibile per riuscirci, o escogitare un trucco come Ulisse.

C’è poi un altro eroe che è riuscito a sfiorare il canto delle Sirene senza farsi abbordare, ed è Orfeo, negli Argonauti.
Quantomeno lui ha affrontato le Sirene sfidandole sullo stesso piano. Ha contrapposto alle loro voci il suono della propria Citara. Loro cantavano e lui suonava. Non era un duetto, era una sfida. Le Sirene attiravano la nave, e Orfeo suonando incitava i suoi a remare in direzione opposta. Suonava più forte che poteva, il volume e il ritmo dovevano sovrastare l’impetuosità del canto delle Sirene.
Alla fine Orfeo riuscirà a portare in salvo la propria ciurma.

Ma finalmente succede qualcosa. Entra in gioco, di sfuggita, un personaggio secondario, uno di quelli che vengono menzionati e poi subito dimenticati, uno di quelli che la Storia archivia come dispersi, gente che si è sbagliata, che non ha preso la strada giusta.
Insomma uno di quei personaggi che per me è il sale della vita, che rende interessanti i racconti, e piacevoli le esperienze.
Uno di quelli che prende un’altra strada, quella sbagliata diranno gli annali…ok, ma dove porta?

Uno dei compagni di Orfeo, cioè Butes, decide di lanciarsi incontro al suono. Significa che deve lasciare la nave ( avrà salutato i suoi compagni? qualcuno avrà tentato di fermarlo? Si sarà portato dietro qualcosa? boooh..), quindi sale sul ponte e si lancia, immagino…o magari ha una piccola scialuppa e ci va a remi, magari non sa nuotare e si tuffa lo stesso. Quanto sarà distante la nave dalle Sirene? E poi dove stanno le Sirene? Mica le vede, le sente e basta. Stanno su uno scoglio? Galleggiano? Oppure hanno un’intera isola a loro disposizione?
Tutte queste cose Butes non le sa. E poi non è neanche detto che abbia “deciso” di lanciarsi, la decisione presuppone un movimento attivo della ragione, e lui sta andando verso l’irrazionalità più pura. E la razionalità, quando nuoti in un mare di passioni e istinto, è una bombola di ossigeno vuota, è solo un peso non un aiuto.

Fatto sta che abbandona la nave.
Abbandonando la nave lascia dietro di sé un mondo fatto di sicurezze: le città conosciute, quelle ancora da scoprire ma che in fondo non saranno così diverse da quelle già viste, gli amici, i compagni di nave, magari una donna che lo aspettava, il suo piatto preferito. Quei punti fermi che durante la vita ti permettono di non perdere la rotta.
Ma gli piace quel suono, è più forte di lui.

Chissà che fine avrà fatto, sarà arrivato? sarà affondato strada facendo? Oppure è sull’isola che mangia frutta ballando sotto gli alberi al ritmo delle Sirene? Lo avranno accolto bene, o sono davvero quei mostri malefici che la mitologia, o la storia, o la letteratura ci descrivono?

Noi non lo sapremo mai…
e come noi non lo sapranno mai nemmeno gli eroi Ulisse e Orfeo, che hanno preferito il conosciuto all’avventura, la comodità di una strada già percorsa all’insicurezza di onde, insenature e scogli nuovi. Saranno stati sicuramente furbi più dei comuni mortali, ma forse hanno peccato di coraggio.

 

Ok, ma tutto questo, con noi, piccola ciurma anemica, cosa ha a che fare?

Beh, mi sembra che anche noi, non tutti magari, ma molti, stiamo navigando in alto mare in questo momento.
Passeggiamo ancora tranquilli sul ponte della nave solo perché è estate, non ci sono temporali, siamo ancora in vacanza premio per la promozione a mozzo con laurea. A un certo punto però bisognerà decidere: saltare dalla nave o continuare a remare?
E’ il momento in cui, sono sicuro, ognuno di noi ha la propria personale Sirena che lo sta chiamando. Quel sogno che se si realizzasse…pensa che figata! te lo immagini??
Però c’è la realtà con cui fare i conti, il canto delle Sirene viene coperto dalla voce responsabile di genitori e compagnia bella, che non solo sono più vicini alle tue orecchie delle Sirene, ma urlano pure, come se non ci sentissi.
Tanti Ulisse che ti tendono una corda…
Però quel suono, che guarda caso va allo stesso ritmo del battito del tuo cuore, è sempre lì. Ti ricorda che c’è quell’altra strada.
Sbagliata, probabile. Difficile, sicuro. Ma è lì, non ha meno dignità solo perché calpestata da meno piedi ( o da meno mani, in strade del genere, si sa, si incontra anche gente che cammina a testa in giù! ).

Quello che voglio dirvi è che finché la barca va, lasciala andare!, ma quando poi c’è da metterci del nostro, non ignoriamo le Sirene..
Son sicuro che Butes ha avuto paura nel lanciarsi, in fondo la paura è quella cosa che ti fa muovere il culo per rimanere vivo, niente di così malvagio, tutto il contrario.
Cosa ne avrà avuto in cambio? Lo sa solo lui…
Ma cosa ha lasciato lo sappiamo tutti…

Cosa siamo disposti a lasciare noi per seguire quel suono/sogno è la storia personale di ciascuno…io voglio solo inserirmi in questo momento di passaggio per dirci di aver coraggio, fiducia, in noi stessi personalmente, in noi stessi come gruppo..

Diamo una possibilità alle Sirene che ci chiamano…

 

Butes di tuto il blog, unitevi!

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